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IN NESSUN PAESE: PERCHÉ SUI DIRITTI DELL'AMORE L'ITALIA È FUORI DAL MONDO

Da una parte il sindaco (leghista) di Spresiano, in provincia di Treviso, che scava la sua trincea sul Piave: il fossato antigay. Dall’altra il Sinodo Valdese che apre alle unioni omosessuali. Scusate, ma dov’è la famosa, sempre invocata, società civile? E dov’è la politica? Possibile che in Italia il tema dei diritti civili, della parità fra tutti i cittadini, sia scomparso dalla discussione? Perché mai di tutto si (stra)parla tranne che delle cose che interessano davvero alla gente, del lavoro, in primo luogo, ma anche della vita di tutti i giorni, dei problemi quotidiani, delle relazioni tra le persone, dei rapporti con la burocrazia e con gli apparati pubblici?
In nessun Paese: perché sui diritti dell’amore l’Italia è fuori dal mondo, il nuovo libro che ho scritto insieme con Ivan Scalfarotto, vicepresidente del Partito democratico, parte da queste domande, cerca di rispondere, lancia qualche modesta proposta. Un libro che parla di coppie omosessuali ed eterosessuali alle prese con i diritti dimezzati solo perché non rientrano nei canoni della famiglia tradizionale e tradizionalmente coniugata. Non c’è niente di ideologico: è vita vera. In tanti potranno riconoscersi. Un invito all’indignazione e, chissà mai, al dibattito. Sullo sfondo, sempre la solita speranza: che l’Italia prima o poi possa diventare un Paese normale.


In nessun Paese - Perché sui diritti dell'amore l'Italia è fuori dal mondo

di Ivan Scalfarotto e Sandro Mangiaterra
Edizioni Piemme
222 pagine, 17,50 euro




I diritti negati sono uno dei nodi cruciali su cui si gioca il futuro di un Paese. Per questo l’Unione europea ha approvato norme all’avanguardia contro l’omofobia e le discriminazioni, e quasi ovunque in Occidente sono state varate leggi sui diritti delle nuove famiglie. In Italia no.
In Italia il pregiudizio si mescola con la legge. Si è parlato di Pacs, Dico, Cus, ma l’Italia continua a non approvare una normativa sulle coppie di fatto. Un milione di famiglie «non coniugali», etero e omosessuali, rimangono senza tutela.
Costrette a fare i conti con mille difficoltà quotidiane, grandi e piccole: l’impossibilità di amarsi e mettere su casa insieme, di assistere la persona più cara se si ammala, di raccoglierne l’eredità quando muore. Non accade in nessun Paese civile.
Ma attenzione: è vietato chiamarsi fuori, indipendentemente dal proprio status e dalle proprie convinzioni ideologiche o religiose. Perché è miope, ancor prima che ingiusto, rendere milioni di persone figli di un dio minore, cittadini di serie B, con minori diritti e minori doveri. In nessun Paese racconta decine di storie di persone in lotta per l’affermazione della propria identità e dei propri diritti. Innanzitutto il primo, il più importante: il diritto all’amore.

Commenti

Grazie Sandro Mangiaterra, la lotta non è tra poteri e povertà, tra diversità tra uomini e donne bambini ed anziani. Ma bensì l'essere amati anche nelle diversità, si parla di diritti, ma poi questi diritti sono violati da un sentimento una parola che le generazioni passate e future ancora non comprendono la sua infinità matrice.
Amore, Amare, Essere AMATI per ciò che siamo.
Una Figlia, Una Sorella, Una Donna, Una Moglie, Una Mamma Una Nonna,
Grazie Anna Fraioli

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