Lega di lotta e di governo. Ma scusate, quale governo?
La Lega supera il Po, guadagna consensi in Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche. E stravince in Lombardia e Veneto. Qui Umberto Bossi e i suoi boys tornano a rivendicare le presidenze, quando l'anno prossimo si svolgeranno le elezioni amministrative. L'assalto alle poltrone, da parte del Carroccio, si fa sempre più pressante. Ma non è ora di tirare fuori i programmi? Che cosa vuole fare la Lega, se e quando guiderà direttamente le regioni più forti del Paese?
Ecco l'articolo pubblicato ieri, 10 giugno, su Mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso.
La Lega all'esame di maturità
Non è questione di province e comuni conquistati. Ed è evidente che Giancarlo Galan fa del tatticismo quando sottolinea che il famoso sorpasso della Lega sul Pdl in Veneto non c’è stato: il governatore sa benissimo che quello 0,9 per cento di distanza in suo favore è tutto fuorché una garanzia per la sua riconferma, l’anno prossimo, sulla poltrona di governatore. La realtà è che da questa tornata di elezioni europee e amministrative esce un risultato inequivocabile: la Lega che avanza nel Centro Italia e vince a Nordovest, ormai domina nel Nordest.
Politici e politologi sono già all’opera per riflettere sugli equilibri del dopovoto e delineare scenari futuri. E via con le discussioni sul rimescolamento di forze all’interno del centrodestra, sull’incerto destino del Pd, sul peso che assumerà Di Pietro, sulle eventuali alleanze di Pier Ferdinando Casini, corteggiato sia da Silvio Berlusconi sia da Dario Franceschini. Meglio limitarsi all’oggi e fermarsi a guardare l’esito delle urne nel territorio.
Una cosa è chiara: il Carroccio si conferma come l’unico partito capace (ovunque, non più solo in Lombardia e Veneto) di intercettare i bisogni, gli umori, il sentire degli elettori. Anzi, degli italiani. Sbaglia chi continua a concentrare l’attenzione esclusivamente sulle campagne per la sicurezza e sulle posizioni riguardo al delicato tema dell’immigrazione. Certo, alcune scelte fanno sempre più presa e aumentano i consensi. Ma piaccia o no, dietro al successo leghista, non mancano anche motivi «nobili», a partire dalla battaglia per il federalismo fiscale, concetto di cui si discute nelle tavole delle famiglie, e da molti considerato come il rimedio necessario per salvare i conti pubblici e nello stesso tempo per ridare slancio al Paese . Senza contare un piccolo particolare: la maggior parte dei sindaci e dei presidenti provinciali leghisti ha saputo amministrare bene. A livello locale è emersa una nuova classe dirigente, magari con una visione tutta incentrata sui problemi spiccioli (le strade, l’arredo urbano, la raccolta rifiuti...), ma che è stata capace di dare risposte concrete alla cittadinanza.
Tutto vero. Ci sono però un paio di domande decisive, che si ripropongono con urgenza. Che cosa vuole fare la Lega da grande? Fino a quando potrà mostrare il duplice volto di partito di lotta e di governo? Sono nodi sui quali si gioca lo sviluppo. Anche del Nordest. Ecco quattro punti chiave, sui quali gli Zaia boys, gli agguerriti quarantenni in camicia verde, dovrebbero iniziare a rispondere. Tirando fuori i programmi. Dicendo chiaro e tondo quali sono le priorità per la crescita della regione. Di più: quale Veneto hanno in mente.
È facile protestare per le carenze infrastrutturali e per i soldi che, anziché all’alta velocità ferroviaria, sono destinati al Ponte sullo Stretto di Messina. La Tav, che ci collega all’Europa, il Carroccio la vuole davvero? È in grado di elaborare in tempi rapidissimi un progetto definitivo (che non esiste), oppure intende dare ascolto a chi pretenderebbe una stazione in ogni capoluogo, trasformando la linea in bassa velocità?
Esiste un’idea di valorizzazione del territorio? In concreto, si proseguirà con la cementificazione selvaggia, con i comuni da 5 mila abitanti che hanno la loro bella area industriale, o si pensa a un piano complessivo di bonifica e di riconversione delle aree dismesse?
Quale sarà il modello del Nordest dei prossimi decenni? Per carità, guai a non difendere il tessuto di piccole e medie imprese, che ha assicurato posti di lavoro e ricchezza. Il fatto è che quel modello, in epoca di competizione globale, appare al tramonto. Come si pensa di incentivare l’innovazione? Continuerà, e come, la transizione del sistema economico regionale dai settori manifatturieri verso i servizi ad alto valore aggiunto?
Ultima questione. Finora la Lega si è presentata ai commercianti, agli artigiani, agli imprenditori, come la paladina del protezionismo. Condurrà ancora battaglie per l’introduzione dei dazi doganali nei confronti dei prodotti cinesi, oppure all’opposto, cercherà di favorire lo sbarco dei nostri prodotti in Cina? Se è vero che oggi si vince con le idee (che al mondo produttivo veneto non sono mai mancate), si sta studiando il modo per farle venire fuori e portarle sui mercati internazionali?
Le amministrative del 2010 si avvicinano. E anche per la Lega è l’ora della verità. Attenzione: si vincerà con i fatti, non con gli assalti alle poltrone.



